
15 edizioni di Educa e noi? Presenti! Anche quest’anno abbiamo partecipato al Festival dell’educazione di Rovereto: un'occasione importante per incontrare persone, scambiare idee e continuare a coltivare insieme una cultura dell’educazione.
Oltre alla partecipazione a Educa Scuole il 24 settembre, insieme alle coordinatrici Milena Rizzardi e Barbara Facinelli (https://lacoccinella.coop/node/1968), il 27 settembre abbiamo preso parte al Festiv
al dell’Educazione di Rovereto con due appuntamenti speciali: al mattino, con l'incontro dal titolo “L’umano e oltre – Ripensare i confini per una felicità condivisa”, con il coordinatore pedagogico Lorenzo De Preto in dialogo con Martina Miccichè, transfemminista e antispecista, scienziata politica, fotoreporter e scrittrice. Partendo dall’idea di felicità condivisa, l’incontro ha aperto una riflessione su come sia possibile costruire forme di benessere comune in una società attraversata da divisioni, disuguaglianze e gerarchie. Si è poi ragionato sulla necessità di ripensare alcuni confini e categorie che utilizziamo per interpretare il mondo e che separano le vite o stabiliscono quali soggettività abbiano maggiore valore e riconoscimento. Tanti i temi toccati: da quelli legati a transfemminismo, antispecismo, fino a differenze, appartenenza e interdipendenza, mettendo in relazione le esperienze e le oppressioni che riguardano donne, uomini, persone queer, animali non umani e altre soggettività. Uno dei fili conduttori è stato proprio il tentativo di immaginare nuove forme di convivenza, capaci di mettere in relazione storie, corpi e desideri e di ripensare i confini tra umano e non umano, tra differenza e appartenenza e tra libertà individuale e benessere collettivo.
Al pomeriggio invece la responsabile dell'area pedagogico educativa della cooperativa, Silvana Buono, ha dialogato con Giovanna Zoboli, nell’incontro “Le ragioni di bambini e bambine. Leggere, ascoltare: gesti di cura per l’infanzia”, partendo dal suo libro Venti nuove ragioni per ascoltare un bambino (casa editrice Topipittori). E se ascoltare un bambino significasse anche cambiare qualcosa di noi? Un’ora per parlare di ascolto, lettura, parole, silenzi, sguardi. Ma soprattutto del modo adulto di stare accanto ai bambini e alle bambine. Perché ascoltare non significa soltanto dare spazio alla loro voce. Significa essere disponibili a lasciarsi sorprendere, accettare di non sapere già, mettere in discussione interpretazioni e aspettative. Significa permettere che ciò che un bambino o una bambina dice, fa, pensa o immagina possa modificare il nostro sguardo. È questa, forse, la dimensione più profonda dell’ascolto: non è qualcosa che facciamo alla bambina o al bambino, è qualcosa che trasforma anche noi. E anche i libri possono essere luoghi di questo ascolto: non necessariamente strumenti per spiegare o insegnare, ma occasioni per aprire domande, creare silenzio, sorprendere e imparare a guardare dove non avevamo ancora guardato.
Grazie di cuore ad Educa per queste preziose possibilità di confronto e di dialogo, e a chi ha partecipato agli incontri!